Recentemente discussioni paleontologiche sugli Adapidi (Darwinius masillae) e le rivelazioni di Don Guido Bortoluzzi


Fossili, il ‘Missing Link’ e il Peccato Originale Biologico: Una Reinterpretazione secondo il Modello-Bortoluzzi

Di Agatino Mezzatesta in collaborazione con don Geudens




Sulla base delle ricerche più recenti e dei dibattiti scientifici tra paleontologi e genetisti riguardanti gli uomini-scimmia fossili in Asia, Europa e nelle Americhe, si può rendere conto di un’aspra controversia all’interno della teoria dell’evoluzione. Da un lato, alcuni consideravano questi fossili come probabili antenati dell’uomo; dall’altro, i biologi evoluzionisti neodarwinisti celebravano, grazie a questi ritrovamenti, la scoperta della specie che rappresentava per loro il famoso ‘missing link’ (anello mancante) tra la scimmia e l’uomo — una visione che, all’interno della biologia teologica, viene giustamente criticata come un fuorviante deragliamento della dottrina darwiniana.[^1]

La scoperta di “Ida” (Darwinius masillae)

Nel 2009, il noto genetista e paleontologo Xijun Ni[^2] analizzò il fossile di un primate risalente all’Eocene (un’epoca geologica compresa tra 55 e 34 milioni di anni fa). Il fossile stesso è stato datato a circa 47 milioni di anni fa ed è stato rinvenuto nella nota cava di Messel in Germania (il fondo di un antico lago vulcanico). L’esemplare è stato identificato come appartenente a una famiglia fossile all’interno degli Adapidi e fu informale chiamato “Ida” da Xijun Ni, in onore di sua figlia.

Come storicamente già accaduto in precedenti casi di entusiasmo scientifico, i biologi evoluzionisti — senza fornire adeguate prove biologiche e genetiche — non hanno svolto le necessarie ricerche approfondite. Hanno immediatamente ribattezzato questo animale Darwinius masillae (in onore di Charles Darwin), proclamandolo l’anello di congiunzione diretto tra le scimmie e l’uomo. Il fossile di questo giovane primate (lungo circa 60 cm e completo al 95%) mostrava tuttavia, in realtà, caratteristiche riconducibili principalmente a quelle di un lemure. Sistematicamente, l’animale appartiene al sottordine Strepsirrhini (a cui appartengono lemuri, loris e galagoni).[^3]

Dubbi scientifici e confusione tassonomica

Questa affrettata conclusione ha suscitato ben presto forti dubbi all’interno della stessa comunità scientifica internazionale. Gli oppositori sostenevano che l’uomo, secondo la filogenesi classica, non può discendere dai lemuri, ma al massimo essere imparentato con i tarsidi (tarsiers), poiché questi ultimi appartengono al sottordine Haplorhini (che comprende l’uomo, le scimmie antropomorfe e i tarsii). Il genetista Jens Franzen ha fornito argomenti a favore di questa seconda ipotesi, pur ignorando il fatto che in questo Adapide mancavano due caratteristiche tipiche dei lemuri: l’artiglio da toeletta (grooming claw) e la struttura a pettine dei denti incisivi e canini inferiori.

Elemento cruciale è tuttavia che, né per i lemuri né per i tarsii, è mai stato dimostrato il possesso dello stesso numero di cromosomi dell’uomo ($2n = 46\text{ cromosomi}$), che costituirebbe l’unica vera prova genetica di parentela. I lemuri hanno un numero di cromosomi dimostrabilmente diverso. I tarsii (piccoli primati della grandezza di un topo) non sono inoltre mai stati classificati in modo univoco dal punto di vista filogenetico.

Come dimostrato ampiamente nella sintesi sistemica del Modello-Bortoluzzi, le spiegazioni neodarwiniste si rivelano qui insufficienti: fossili come Ida non sono la prova di una graduale ‘transizione macro-evolutiva’ dalla scimmia all’uomo, ma richiedono un quadro interpretativo biologico-teologico del tutto diverso.

La risposta del Modello-Bortoluzzi: Il Peccato Originale Biologico

Quando la scienza si blocca nelle sue supposizioni, la rivelazione divina concessa al sacerdote italiano Don Guido Bortoluzzi (1907–1991) offre la chiave di lettura della realtà. Il modello della genesi di Don Guido spiega l’origine dell’umanità e delle forme fossili ibride attraverso la genesi biologica e il peccato originale fisico:

  1. Adamo non è nato da una scimmia: Adamo è stato creato direttamente da Dio come il primo vero uomo, dotato del genoma umano perfetto ($2n = 46\text{ cromosomi}$) e creato a immagine e somiglianza di Dio.
  2. Il Peccato Originale come ibridazione illegittima (incrocio): Il peccato originale non fu un morso simbolico a una mela, ma un reale incrocio biologico severamente proibito da Dio. Quando la prima donna perfetta era ancora una bambina, Adamo si lasciò sedurre ad avere un rapporto sessuale con una femmina di scimmia pre-umana, chiamata da Don Guido l’ancestre (antenata). Questa ancestre possedeva $47\text{ cromosomi}$ ($2n = 47$), il che la rendeva geneticamente capace di generare una prole fertile con l’uomo.
  3. L’insorgere di anomalie genetiche e ibridi: Un incrocio tra due specie diverse comporta una degenerazione genetica che colpisce il corpo, la mente e l’anima stessa. Dall’unione proibita tra Adamo e l’ancestre nacque Caino: il primo ibrido (uomo-scimmia). Caino era molto peloso, poco intelligente, balbettava nel parlare ed era dominato da impulsi animaleschi — il che spiega l’uccisione del fratellino Abele di soli 3 anni per pura gelosia.
  4. Le due linee di discendenza: Dopo questa caduta nacquero due linee:
    • La linea umana pura attraverso Adamo e la Donna (e più tardi Set, i “Figli di Dio”, con $46\text{ cromosomi}$).
    • La linea ibridata attraverso Caino e l’ancestre (le “Figlie degli uomini”).
    Anche la mistica Maria Valtorta fa menzione di queste due linee di discendenza parallele che in seguito si mescolarono.

Reinterpretazione del fossile di Adapide “Ida”

Nel caso specifico del fossile di “Ida”, risalente a 47 milioni di anni fa, sono state riscontrate cinque notevoli caratteristiche anatomiche che hanno confuso i neodarwinisti, ma che nell’ipotesi dell’ibridazione del Modello-Bortoluzzi si spiegano perfettamente come il risultato di storiche mescolanze tra la linea umana e le popolazioni pre-ominidi (ancestres):

  1. Il pollice opponibile (tipico della struttura della mano umana).
  2. La presenza di unghie piatte al posto dei consueti artigli delle scimmie.
  3. Arti posteriori che indicano una transizione verso la stazione eretta (adatti alla locomozione bipede piuttosto che al solo arrampicamento o salto).
  4. L’assenza dell’artiglio da toeletta (utilizzato regolarmente dalle scimmie per pulire il pelo).
  5. L’assenza del pettine dentale (tipico dei lemuri).

Conclusione

La presenza di caratteristiche umane e simiesche in fossili come Ida (Darwinius masillae) non è una prova della macro-evoluzione dalla scimmia all’uomo.

Combinata con i decine di altri Adapidi e fossili ominidi rinvenuti in tutto il mondo, la sintesi biologica di Don Guido Bortoluzzi conferma l’ipotesi più logica e coerente: questi fossili non sono ‘anelli mancanti’ di una catena evolutiva ascendente, ma i resti fossili di specie ibride intermedie, nate dallo storico incrocio genetico della linea di discendenza umana con primati pre-umani (ancestres).

Il Neodarwinismo ha fuorviato la scienza scambiando il peccato e la degenerazione genetica per la ‘nascita dell’uomo’. I fatti dei fossili e la genetica confermano invece la rivelazione della Creazione e della Caduta.

Ringraziamenti ad Agatino Mezzatesta

Note a piè di pagina

[^1]: Cfr. la critica al neodarwinismo come ipotesi esplicativa delle transizioni macro-evolutive, sviluppata tra l’altro negli studi sulla genesi biologica e le rivelazioni di Gesù Cristo a Don Guido Bortoluzzi («Darwin dirottato: come il Neodarwinismo ha fuorviato la scienza»).

[^2]: Xijun Ni et al., «The oldest known primate skeleton and early haplorrhine evolution», Nature, 5 giugno 2013.

[^3]: Marco Michelutto, «Proscimmie della discordia», 22 maggio 2009.

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