Il peccato originale e le prove dell’ibridazione della specie umana – Dr. Martelli (video)


Il peccato originale e le prove dell’ibridazione della specie umana

Dr. Francesco Saverio Martelli

Relazione tenuta a Farra d’Alpago, 25 novembre 2014

L’interpretazione scientifica e teologica dell’ibridazione secondo il Modello-Bortoluzzi e Maria Valtorta



Riassunto

Nella conferenza del dr. Francesco Saverio Martelli, le conoscenze scientifiche provenienti dalla genetica, dall’immunologia e dalla paleontologia vengono collegate in modo straordinario con le rivelazioni mistiche di don Guido Bortoluzzi e Maria Valtorta. La tesi centrale del suo discorso è che l’umanità non sia il prodotto di un’evoluzione ascendente dalle scimmie, ma costituisca la discendenza di una creazione divina originariamente perfetta che è stata geneticamente corrotta da una caduta biologica e spirituale — un’ibridazione storica.

In qualità di scienziato, il dr. Martelli sottolinea che le rivelazioni private debbano sempre essere rigorosamente verificate alla luce del Vangelo, delle lettere paoline e dell’Apocalisse. Solo quando uno scritto si accorda perfettamente con la Scrittura può servire come chiave chiarificatrice per comprendere la realtà. Gli scritti di Maria Valtorta e il modello della genesi di don Guido Bortoluzzi si completano a vicenda: mostrano che il peccato originale non è una mera storia allegorica, ma un evento reale che ha lasciato tracce profonde nella carne umana. La caduta ha prodotto istinti contro natura che hanno condotto ad unioni biologiche illecite e a malformazioni genetiche.

Questa mescolanza storica, indicata in Genesi 6 come l’unione tra i “figli di Dio” (la linea umana pura di Set) e le “figlie degli uomini” (la linea ibridata di Caino), spiega anche i reperti fossili che mettono in crisi i moderni scienziati. Gli scheletri robusti e le forme craniche anomale degli ominidi preistorici non sono, secondo questo modello, “tappe intermedie” di un’evoluzione ascendente dalla scimmia all’uomo, bensì testimonianze fossili della decadenza, della degenerazione e dell’ibridazione umana.

Sul piano genetico e cromosomico, la scienza moderna fornisce una prova schiacciante contro il neodarwinismo. Il patrimonio genetico dei primati conta 48 cromosomi, mentre quello dell’uomo ne conta 46. La teoria dell’evoluzione non può spiegare biologicamente come una specie possa passare, attraverso una riduzione cromosomica, da 48 a 46 cromosomi senza che ciò porti alla sterilità o alla morte. Dati medici su vasta scala dimostrano infatti che la mancanza di un intero cromosoma (monosomia) in natura è quasi sempre fatale; gli individui con un cromosoma in meno non raggiungono mai l’età fertile. Anche l’aggiunta di cromosomi (trisomie, come la sindrome di Down, di Edwards o di Patau) causa gravi difetti fisici e organici o aborti spontanei precoci. Le alterazioni cromosomiche in natura non producono mai un “miglioramento” della specie, ma provocano immancabilmente la devastazione dell’individuo.

La prova più schiacciante dell’ibridazione storica risiede tuttavia nel campo dell’immunologia. Nella natura animale allo stato selvaggio le malattie autoimmuni non esistono, se non quando l’uomo seleziona e incrocia artificialmente le razze. Nell’uomo, invece, il sistema immunitario è ampiamente deregolato. In malattie come il Lupus, l’artrite reumatoide o la parodontite aggressiva, il sistema immunitario attacca i tessuti stessi dell’organismo. Questo conflitto genetico nasce dal fatto che i geni umani riconoscono come estranee e cercano di distruggere le strutture anatomiche codificate dai geni animali della madre ancestrale (ancestre). Anche le anomalie fisiche quotidiane, come le asimmetrie mandibolari, gli arti asimmetrici e la miopia — causate da istruzioni genetiche contrastanti sulla statura corporea e sulla struttura dell’occhio — testimoniano questa profonda dissonanza genetica.

Il genoma umano funziona come un complesso programma informatico che, fin dall’inizio, è stato infettato dal peccato originale con un “virus” devastante. I dati genetici, paleontologici e immunologici non supportano l’idea di un’evoluzione graduale dagli animali, ma confermano la Verità rivelata: l’uomo è una creazione originariamente elevata che è deragliata a causa di una reale caduta biologica e spirituale.

Parte 1: Il vaglio delle rivelazioni private alla luce della Scrittura

So che le rivelazioni private suscitano sempre molta controversia. Proprio stamattina ne avevamo discussione con il nostro amico Piero. Ma come avete notato, prima di inserire un riferimento a una rivelazione privata — ovvero quella fatta alla Valtorta — ho citato il Vangelo.

Tuttavia sono molto legato alla Valtorta. Fino a qualche anno fa non conoscevo nemmeno la sua opera. Faccio parte della parrocchia della Basilica dell’Annunziata a Firenze, e la Valtorta è sepolta lì. Non conoscevo la storia di questa donna che peraltro ha vissuto un pezzo della sua vita in Calabria — regione di cui sono originario —, e poi me la sono ritrovata sepolta accanto a casa mia, a 500 metri da casa mia.

Quando all’inizio, dopo aver letto don Guido, sono passato alla Valtorta, ho trovato la Valtorta molto difficile, e soprattutto i Quaderni. La sua opera principale, Il Vangelo come mi è stato rivelato, ha invece una sua definizione molto chiara e racconta né più né meno di tutto quello che troviamo nel Vangelo, solo in maniera un pochino più approfondita. A parte qualche episodio inedito, non ho trovato una virgola in quell’opera — perlomeno nell’opera in 10 volumi, il Vangelo — che contraddica la Scrittura.

Da quando ho letto don Guido e ho ripreso in mano questa mia situazione personale — prima di tutto della mia vita, del rapporto con la fede, la Chiesa, i sacramenti —, mi sono dato una regola sulla quale non faccio eccezione: tutto quello che è in contrasto con quello che c’è scritto nel Vangelo, nelle lettere di San Paolo e nell’Apocalisse, lo cestino. Lo cestino meedogenlosamente, per me sono fandonie.

Facendo un lavoro che è un lavoro di scienza — l’ultimo articolo scientifico come gruppo di ricerca lo abbiamo pubblicato su una rivista scientifica nel mese di luglio, ed è stato citato la settimana scorsa su La Repubblica in Il Venerdì, un articolo di genetica —, sono obbligato alla coerenza e alla fedeltà a determinati principi. Il principio in questa ricerca è stato: tutto quello che è in contrasto col Vangelo lo butto nella spazzatura, a prescindere dal fatto che mi possa piacere o meno, che mi possa più o meno interessare. Il Vangelo, le lettere paoline e l’Apocalisse sono il mio unico metro. Quello che non si incastra va via.

Non vi faccio citazioni di rivelazioni private per raccontare quanto siano belle. Si rischia di perdersi in un mare magnum, perché di mistici o sedicenti tali da 2000 anni a questa parte ci sono enciclopedie scritte. I veri mistici comunque vengono sempre fuori dopo la morte — e anche dopo la morte si continua a combattere, come per Padre Pio.

Parte 2: La genesi deviata e la bruttezza fisica in Valtorta

Volevo leggervi due brani tratti dai Quaderni del 1943, perché sono direttamente collegati con tutto il discorso sulle conseguenze del Peccato Originale che andiamo a sviluppare con delle slide e con foto molto forti. La Valtorta trascriveva direttamente sotto dettatura — non è come la rivelazione della Emmerich, che è stata raccontata e poi c’è stato qualcuno che si è messo lì a scrivere. Chi conosce la Valtorta sa che se c’era una virgola fuori posto perché si era distratta, Gesù la bacchettava subito.

In questa pagina Gesù parla della bruttezza fisica:

“Studi scientifici americani hanno dimostrato che l’uomo ha in sé il metro per misurare la bellezza. La bruttezza fisica è venuta all’uomo come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito, essa ha portato tale lesione anche nella carne.

Dallo spirito che aveva perduto la Grazia sono venuti istinti contro natura, i quali hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe conosciuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato nei secoli dei secoli con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.

E anche quando l’uomo non giunse all’ibridazione con razze animali, la cattiveria portata fino alla delinquenza segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti. (A tale scopo in Italia abbiamo avuto Cesare Lombroso che ha fatto tutta una ricerca sulle misurazioni antropometriche e la correlazione con la storia criminale dei delinquenti).

Ma dovreste cominciare voi scienziati a levare la prima delle stigmate di delinquenza nel vostro cuore: quella che vi fa ribelli a Dio, alla sua legge, alla sua fede. Occorre curare lo spirito, non reprimere le colpe della carne e del sangue prima di tutto. Se l’uomo curasse prima la propria educazione spirituale, la delinquenza diminuirebbe fino a divenire manifestazione sporadica.”

Vedremo immagini molto forti dove la bruttezza è la prima cosa che salta all’occhio. Vorrei leggere anche alcune righe del dettato del 30 dicembre 1946. La Valtorta scrive a proposito della notizia del ritrovamento in una caverna di scheletri di ‘uomo-scimmia’:

“Come possono asserire ciò?” si chiede la Valtorta. “Saranno stati brutti uomini con volti e corpi scimmieschi — ce ne sono anche ora. I primitivi erano forse diversi da noi nello scheletro e in bellezza? Non posso pensare che i primi fossero più brutti di noi, essendo più vicini all’esemplare perfetto che Dio aveva creato, il quale era bellissimo oltre che fortissimo.”

La Valtorta redaziona qui con il semplice buon senso — un ragionamento che si sposa perfettamente con don Guido. Gesù interviene nel dettato e le dice:

“Cerca la chiave nel capitolo 6 della Genesi. Leggilo.”

La Valtorta lo legge e dice di comprendere soltanto che gli uomini divennero subito corrotti, ma non vede il legame con l’uomo-scimmia. Gesù sorride e risponde:

“Non sei la sola a non capire. Non capiscono i sapienti, non gli scienziati, non i credenti. I figli di Dio (la linea di Set) si congiunsero con le figlie degli uomini (la linea di Caino). Da essi vennero fuori quegli uomini potenti e famosi nei secoli, i giganti, che per la potenza dello scheletro colpiscono i vostri scienziati facendoli dedurre che l’uomo derivi dalla scimmia. Sono invece le testimonianze fossili della decadenza e dell’ibridazione umana.”

Parte 3: La prospettiva biblica e le prove cromosomiche contro l’evoluzionismo

Genesi 6 e la caduta storica

Il famoso capitolo 6 della Genesi è il testo che il padre chiese a don Guido Bortoluzzi di andare a leggere quando gli dovette presentare la rivelazione. Nei dettati a Maria Valtorta Gesù fa riferimento alla stessa pagina:

“Stammi attenta,” dice Gesù alla Valtorta, e cita: “E avendo cominciato gli uomini a moltiplicarsi sulla terra e avendo avuto delle figliole, i figli di Dio…”

Qui la Scrittura fa subito una differenza essenziale tra due alberi genealogici — un’interpretazione di alberi genealogici, non di alberi da frutto: i “figli di Dio” (i figli di Set) e le “figlie degli uomini” (le figlie di Caino). I figli di Dio videro che queste figlie erano belle e le sposarono. Da questa unione vennero fuori quegli uomini potenti famosi nei secoli: i giganti.

Sono proprio questi scheletri di giganti che colpiscono i moderni scienziati, i quali dalla struttura ossea deducono che in origine l’uomo fosse molto più alto e dalla forma del cranio deducono che derivi dalla scimmia — i soliti errori degli uomini davanti ai misteri della Creazione.

La smentita genetica dell’evoluzionismo

Per stroncare in maniera definitiva ogni ambizione di voler affermare che l’evoluzionismo abbia una base scientifica, dobbiamo guardare alla struttura del DNA umano e alle sindromi cromosomiche.

Il cariotipo umano normale conta 46 cromosomi ($2n = 46$), accoppiati in 23 coppie. Queste coppie differiscono per dimensioni e per quantità di informazioni contenute. Al momento del concepimento, il gamete maschile (23 cromosomi) si fonde con il gamete femminile (23 cromosomi). Già da questa prima cellula (la morula) esiste un nuovo individuo unico, con la sua anima e un progetto irrepetibile di Dio.

Qui l’evoluzionismo si scontra con un ostacolo insormontabile:

  • Il patrimonio genetico delle scimmie conta 48 cromosomi.
  • Per dimostrare che l’uomo deriva dalla scimmia, la scienza dovrebbe spiegare meccanicamente e logicamente come si sia potuti passare da 48 a 46 cromosomi.

Senza la dimostrazione di questo passaggio, la tesi di Darwin rimane una favola. Darwin stesso aveva delle perplessità, e solo negli anni ’60 abbiamo avuto la conoscenza del DNA e delle alterazioni cromosomiche.

Osservando i dati medici, una riduzione di cromosomi risulta biologicamente impossibile:

  1. Monosomia (mancanza di un cromosoma): In natura la mancanza di un intero cromosoma è quasi sempre mortale. In uno studio statistico su 100.000 casi di gravidanza, tutti gli individui con un cromosoma in meno sono nati morti o sono deceduti immediatamente dopo la nascita. Nessun individuo con un cromosoma in meno ha mai raggiunto l’età fertile.
  2. Trisomia e malformazioni: L’aggiunta di cromosomi (come la trisomia 21 di Down, la 18 di Edwards o la 13 di Patau) provoca gravi devastazioni fisiche e organiche. Le trisomie dei cromosomi più grandi (come l’1 o il 2) portano immancabilmente all’aborto spontaneo precoce.

Un genetico o un biologo che pretenda che una specie possa passare da 48 a 46 cromosomi si scontra con la realtà: è geneticamente impossibile. Una riduzione cromosomica non è mai migliorativa, ma porta sempre alla distruzione dell’individuo.

Parte 4: Malattie autoimmuni e prova immunologica dell’ibridazione

Tracce nella vita quotidiana e patologie autoimmuni

La prova più schiacciante dell’ibridazione della specie umana risiede nell’immunologia e nello studio delle malattie autoimmuni.

Negli animali allo stato selvaggio le malattie autoimmuni non esistono. Si verificano solo quando l’uomo interviene geneticamente con la selezione della razza (come in alcune razze canine o equine iper-selezionate). Nell’uomo, invece, il sistema immunitario — la struttura preposta a difenderci da virus e batteri — è ampiamente ontregolato:

  1. Attacco al proprio organismo: Nelle malattie autoimmuni il sistema immunitario attacca i propri costituenti. Nel Lupus Eritematoso Sistemico (LES), ad esempio, i pazienti sviluppano anticorpi contro il proprio stesso DNA.
  2. Parodontite aggressiva e artrite reumatoide: In patologie come l’artrite reumatoide o la parodontite aggressiva, il sistema immunitario distrugge in età giovanile (20-30 anni) articolazioni, cartilagini e strutture ossee.
  3. Conflitto genetico: Quando in un individuo prevalgono i geni della linea umana pura, il sistema immunitario riconosce come estranee le strutture anatomiche codificate dai geni animali (della madre ancestrale) e le attacca — e viceversa.

Troviamo inoltre evidenti disarmonie anatomiche, come il prognatismo (asimmetria mandibolare accentuata). Anche difetti comuni come le asimmetrie agli arti o la miopia (causata da istruzioni genetiche discordanti fra la lunghezza dell’occhio e la struttura di messa a fuoco) testimoniano questa profonda dissonanza genetica.

Conclusione

Il genoma umano funziona come un complesso programma informatico — il “linguaggio di Dio”. Con il peccato originale, Adamo ha introdotto fin dall’inizio un virus devastante in questo programma, che ancora oggi produce alterazioni genetiche, patologie e disarmonie.

Figure storiche come Cesare Lombroso fondarono nell’Ottocento l’antropologia criminale cercando di associare le deformità fisiche a difetti mentali ed ereditari. Sebbene le sue associazioni dirette con il crimine fossero errate, egli aveva intuito l’esistenza di una profonda interconnessione fisico-psichica.

L’idea che l’uomo si sia evoluto gradualmente dagli animali — così come viene presentata nei testi scolastici e nei musei di storia naturale — è una falsità scientifica e genetica. I dati genetici, paleontologici e immunologici confermano, esattamente come rivelato a don Guido Bortoluzzi e Maria Valtorta, l’esistenza di una creazione originaria elevata che è deragliata a causa di una reale caduta biologica e spirituale.

Fonte video: Genesi Biblica DGB

Nota conclusiva della Redazione

Con la pubblicazione di questa conferenza del dr. Francesco Saverio Martelli, speriamo di offrire un prezioso contributo al dialogo approfondito sulle origini dell’umanità, la scienza e la fede.

Le intuizioni di don Guido Bortoluzzi (1907–1991), esposte nella sua opera Genesi Biblica, sono state considerate per decenni un’anomalia teologica e scientifica. Tuttavia, vediamo sempre più spesso come le moderne discipline mediche e biologiche — come la genetica e l’immunologia — offrano inavvertitamente punti di contatto che supportano in modo affascinante le rivelazioni di don Guido e gli scritti mistici di Maria Valtorta.

Come dimostra con efficacia il dr. Martelli, il paradigma neodarwinista si scontra con barriere fondamentali e insormontabili per quanto riguarda la riduzione cromosomica e la realtà biologica della corruzione genetica. Le tracce della prima storia umana non si trovano in una linea evolutiva retta, ma nell’eredità di una profonda frattura storica: il peccato originale come effettiva ibridazione biologica.

Invitiamo tutti i nostri lettori, studiosi e cercatori della Verità a continuare a esaminare questa materia con mente aperta ed onestà intellettuale. È nostra convinzione che un vero dialogo tra Scienza e Rivelazione non porti alla contraddizione, ma a una comprensione più profonda e pura della Creazione di Dio.

Visitate il nostro sito per ulteriore documentazione, articoli e le pubblicazioni complete del Modello-Bortoluzzi:

www.guidobortoluzzi.org

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