L’evoluzione dei nostri primi antenati tra i dinosauri


L’evoluzione dei nostri primi antenati tra i dinosauri

Don Geudens, Smakt, 29 settembre 2026

Il periodo temporale che va dall’origine dell’uomo fino ai giorni nostri — stimato da Don Guido Bortoluzzi in oltre 50 milioni di anni — non solo trova conferma nella modellazione matematica dei Manvantara induisti, ma risulta ora perfettamente in linea anche con i più recenti sviluppi della scienza occidentale.

Grazie alla profonda intuizione di Agatino Mezzatesta — docente di lingue e civiltà straniere, nonché autore del libro L’Origine dell’Uomo e i Misteri della Storia — e con il supporto di recenti ricerche paleobiologiche, è stata gettata una luce nitida su questa affascinante cronologia.

Grazie al pionieristico lavoro di traduzione ed esegesi di Hubert Luns, che ha fornito un fondamento teologico e biologico alle visioni di Bortoluzzi, intuizioni linguistiche, storiche e scientifiche si fondono in un modo del tutto unico.

L’epoca eocenica: la nascita dei mammiferi placentati

Il periodo delle origini umane coincide con l’era geologica dell’Eocene. Il nome di quest’epoca significa letteralmente “Nuova Alba”, poiché è esattamente in questo periodo che i mammiferi placentati fecero la loro comparsa — e con essi la primissima linea dell’umanità.

Il professor Phil Donoghue dell’Università di Bristol, studiando sia la comparsa di nuove specie sia l’estinzione di antichi gruppi fossili, ha chiarito l’impatto dei grandi eventi geologici. Ha preso in esame sia l’estinzione di massa della fine del Cretaceo (circa 66 milioni di anni fa), sia il periodo di enorme espansione dei mammiferi, noto come Massimo Termico del Paleocene-Eocene (PETM).

L’evoluzione dei nostri primi antenati tra i dinosauri

Nell’articolo scientifico “I mammiferi placentati sono sopravvissuti all’estinzione del Cretaceo, affermano i paleobiologi” pubblicato su Sci.News, viene messa in luce un’importante scoperta. Dall’analisi statistica di migliaia di fossili condotta dalla dott.ssa Emily Carlisle, dal dott. Daniele Silvestro e dal professor Phil Donoghue, emerge che l’albero genealogico dei mammiferi placentati si è formato poco prima della grande catastrofe della fine del Cretaceo, quando un asteroide colpì la Terra nei pressi di Chicxulub (Messico).

A proposito di queste ere geologiche, il professor Donoghue osserva:

“I primati — il gruppo che include il ramo umano —, così come i lagomorfi (come conigli e lepri) e i carnivori (come cani e gatti), si sono evoluti poco prima della fine del Cretaceo.”

Questo significa che i primissimi antenati della linea umana vissero per un breve periodo accanto ai dinosauri non aviani. Dopo essere sopravvissuti all’impatto ed essere venuta meno la competizione con i grandi rettili, i ceppi moderni dei mammiferi placentati cominciarono a diversificarsi rapidamente.

Come Hubert Luns ha dimostrato nella sua analisi del tempo profondo geologico, questi dati scientifici si collocano in modo sorprendentemente vicino alla datazione di Don Guido Bortoluzzi (almeno 50 milioni di anni) e al calcolo dei Manvantara (oltre 54 milioni di anni fa).

Prova fisiologica: il segreto della placenta

L’ipotesi di Hubert Luns riguardo all’origine dei più antichi antenati dell’uomo si basa sulla questione se vi fosse energia sufficiente per trasferire la quantità necessaria di glucosio e ossigeno indispensabili alla loro sopravvivenza.

Osservando il funzionamento del cuore del primo essere che può essere considerato nostro diretto capostipite, il prof. Donoghue sostiene che la sua origine debba collocarsi intorno a 55 milioni di anni fa. Questa datazione si riferisce infatti al momento preciso dell’evoluzione in cui la placenta emocoriale divenne al massimo dell’efficienza nel trasferimento di glucosio e ossigeno — elemento essenziale per il sostentamento della vita del diretto antenato dell’uomo.

Conclusione

Grazie alla schietta intuizione di Agatino Mezzatesta e al prezioso contributo di Hubert Luns — che hanno saputo gettare un ponte tra le rivelazioni di Don Guido Bortoluzzi e la scienza moderna — diventa chiaro come ciò che un tempo sembrava una mera supposizione teologica o filosofica stia acquistando una base scientifica sempre più solida.

La scoperta che le condizioni fisiologiche per la vita umana fossero già presenti circa 55 milioni di anni fa — nella “Nuova Alba” della nostra Terra — unisce in modo meraviglioso la storia rivelata, l’antica sapienza e la scienza moderna.

Fonti e Riferimenti

  1. Mezzatesta, A. L’Origine dell’Uomo e i Misteri della Storia. (Docente di Lingue e civiltà straniere / Analisi antropologica dell’origine umana).
  2. Luns, H. Genesis Unveiled: The Revelations of Don Guido Bortoluzzi & De Schepping is Herschepping (Esegesi biologica, teologica e geologica delle rivelazioni).
  3. Sci.News Staff (2023). Placentazoogdieren overleefden uitsterven aan het einde van het Krijt, beweren paleobiologen. Sci.News (12040).
  4. Carlisle, E., Silvestro, D., Donoghue, P. C. J., et al. (2023). A timescale for placental mammal evolution based on Bayesian analysis of the fossil record. Current Biology, 27 giugno 2023.
  5. Bortoluzzi, G. (Don). Scritti polemici ed esegetici sulla Genesi e sull’origine dell’uomo (Indicazione temporale >50 milioni di anni).
  6. Cronologia Indù. Calcoli dei cicli Manvantara (Indicazione temporale >54 milioni di anni).

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