Tommaso Costanzo: Don Guido Bortoluzzi e l’Esperienza Divina della Genesi Umana


Indice

I. Introduzione alla presentazione

II. Trascrizione del testo

III. Analisi dei contenuti

IV. Commento all’Esegesi di Mater Signum di Tommaso Costanzo su Genesi Biblica

I. Introduzione alla presentazione

L’origine del genere umano è da sempre avvolta nel mistero, sospesa in un delicato equilibrio tra dogmi religiosi e teorie scientifiche. Esiste tuttavia una testimonianza straordinaria capace di interpellare ed esaminare entrambe le prospettive: quella di Don Guido Bortoluzzi (1907–1991), un umile parroco di campagna che affermò di aver ricevuto rivelazioni dirette sull’origine del mondo e dell’uomo. Attraverso intense ed emblematiche visioni mistiche, Don Guido non ha descritto la creazione come un semplice racconto allegorico, bensì come un rigoroso processo biologico, immunogenetico e spirituale.

Chi era davvero Don Guido Bortoluzzi e quale messaggio custodisce la sua opera fondamentale, Genesi Biblica? In questo contributo prendiamo in esame uno dei brani più toccanti e incisivi del suo scritto, incentrato sulla complessa dinamica della nascita e sul significato profondo del peccato originale. Esploreremo inoltre come tali rivelazioni si intreccino con tematiche di grande fascino, quali il DNA antidiluviano, la genealogia dei discendenti di Noè, i riferimenti ai giganti nelle sacre Scritture e la spiegazione scientifico-teologica della riduzione cromosomica ($2n=48 \ –> 46$).

Ipotesi ufologica versus sintesi profetica

Nel dibattito contemporaneo, l’opera di Don Guido viene talvolta interpretata secondo chiavi di lettura assai differenti. Il ricercatore Tommaso Costanzo (ideatore del canale Mater Signum), ad esempio, analizza questi fenomeni prediligendo un’angolatura ufologica ed esoterico-critica: egli accosta i riquadri luminosi apparsi sulle pareti della canonica ai moderni schermi a LED, traccia paralleli con le esperienze fuori dal corpo (OBE) e individua possibili convergenze con le note teorie sugli Anunnaki diffuse da Zecharia Sitchin.

Attraverso i canali ufficiali del nostro centro studi, Don Geudens offre una precisa puntualizzazione nei confronti di tale prospettiva. Pur prendendo atto con rispetto del riconoscimento della genuinità e del candore di Don Guido, si ribadisce con chiarezza che il Modello-Bortoluzzi non ha nulla a che vedere con un “esperimento genetico condotto da entità extraterrestri”. Al contrario, ci troviamo di fronte a una solenne rivelazione trascendente, in cui il peccato originale viene identificato, su un piano strettamente biologico, come un’ibridazione storica incauta tra la linea genealogica pura di Adamo ($2n=46$) e le specie ominidi preesistenti (ancestri, $2n=48$).

L’approccio di Don Guido Bortoluzzi rappresenta davvero la chiave d’volta capace di coniugare fede, immunogenetica e archeologia biblica? Vi invitiamo a seguire questa disamina approfondita, pensata per chiarire gli interrogativi più complessi sulla creazione e per mettere a confronto, con rigore scientifico e teologico, la lettura esoterica con l’autentica esegesi del Modello-Bortoluzzi.



II. Trascrizione integrale del testo

Quest’oggi affronteremo una esperienza incredibile. Immaginatevi di ritrovarvi ad assistere alla creazione del genere umano, anzi perdonatemi, di un genere umano, di un pezzetto di popolo. E questa esperienza è quella che gli viene fatta fare da Dio a don Guido Bortoluzzi, un parroco di campagna. Ma iniziamo questo nuovo percorso insieme subito dopo la sigla.

[musica]

Salve a tutti e ben ritrovati su Matinium. Quest’oggi faremo un’esperienza a dir poco incredibile che è un mix tra un racconto di fantascienza, una esperienza fuori dal corpo, un contatto alieno, un contatto alieno che si spaccia per Dio nei confronti di don Guido Bortoluzzi. Mia personale osservazione, non vorrei offendere vari credenti o seguaci di don Guido Bortoluzzi, appunto, non è quello che voglio io offendere qualcuno, ma mettendo insieme un po’ di pezzettini che ho studiato in qua e là riguardanti tutta una serie di eventi che possono accadere nel mondo, vuoi sia nei sogni lucidi, vuoi nelle esperienze di out of body, quindi di esperienze fuori dal corpo, di uscita dal corpo, vuoi tutta una serie di esperienze, ci può essere di mezzo la DMT, ci può essere di mezzo tanti fattori che vanno a pregiudicare quella che è l’esperienza dell’essere umano stesso, della coscienza.

Questa è doverosa introduzione da fare perché l’esperienza che vive questo parroco, don Guido Bortoluzzi, appunto, vissuto in Italia, lui appassionato, fervente credente, si fece foriero e portatore nell’arco della sua vita di coniugare due aspetti fondamentali che non si riuscì mai a coniugare fino in fondo, che è quello pensiero creazionista e il darwinismo. Lui studiò anche alcune all’epoca, approfondì i primi studi di genetica e appunto la sua grande passione, il suo grande scopo di vita era quello di coniugare queste due parti. Un lavoro, a mio avviso, molto grande per l’epoca. In tanti ci provarono a suo tempo. Vuoi per spirito religioso, spirito teologico di dover dimostrare per forza l’esistenza di un Dio creatore. E a un certo punto nella vita di quest’uomo, perché di un uomo si tratta, accade l’impensabile, anche l’immaginabile. Accade che quest’uomo inizia a avere tutta una serie di esperienze nella sua vita molto particolari all’interno della canonica, all’interno appunto della casa dove abita adiacente alla sua chiesa.

Non vi sto a raccontare tutta la vita di don Guido Bortoluzzi perché sarebbe anche un po’ noioso e tedioso. Ve ne dico una fra tante di eventi della sua vita. Lui studiò, se non ricordo male, assieme a Don Bosco, quindi un background abbastanza importante da un punto di vista cattolico religioso e questo dà un imprinting anche per comprendere che tipo di persona era don Guido Bortoluzzi. Comunque una persona abbastanza semplice, non troppo complicata. Poi, grazie ai suoi studi riguardanti il genoma, riguardanti l’evoluzione della specie, la sua grande fede, volle coniugare il tutto. Ma questa coniugazione avviene grazie a un’esperienza dettata da un presunto Dio. Io dico presunto, non voglio offendere i credenti, ma dico presunto perché si presenta in modi molto particolari nella vita di don Guido Bortoluzzi perché gli fa avere degli accadimenti fisici molto particolari che danno anche da pensare perché chi ha masticato un attimino di ufologia, di contattismo, rapimenti alieni troverà delle matrici profonde riguardanti quello che è l’esperienza di don Guido Bortoluzzi, perché don Guido Bortoluzzi racconta che all’interno della canonica sente delle voci e questo potrebbe essere ascrivibile a problematiche sue personali a livello psicologico oppure di un’esperienza reale che lui ha vissuto. A mio avviso, lui ha vissuto un’esperienza molto profonda che poi cambierà anche la sua vita, il suo modo di vedere, il suo modo di pensare, il suo modo anche di esprimersi.

Non vi elencherò tutto, vi leggerò alcuni passi delle sue testimonianze e introducendo appunto il tutto quello che dicevo dà da pensare tanto l’esperienza che ha vissuto perché lui vedeva all’interno della canonica aprirsi delle finestre all’interno delle pareti dove lui si ritrova accanto delle figure molto particolari. Si potrebbero, in alcuni casi lui li definisce degli angeli, in alcuni casi appunto dei messaggeri veri e propri e in altri casi ancora c’è una lui la identifica come una presenza accanto a lui che narra la scena che gli si pone davanti. È un po’ come se la sua canonica, la sua casa, la sua camera da letto o la sua stessa chiesa si trasformasse in un qualcos’altro. E questo qualcos’altro è un po’ come se viaggiasse nello spazio e nel tempo. E da questi oblò a forma di finestra gli viene data la possibilità di vedere tantissime cose accadute al tempo in cui fu creato il primo uomo. L’Adamo, poi viene definito il rosso, il campione, colui che è stato scelto, selezionato da tutta una serie di eventi che andremo a vedere, il quale con la doverosa pazienza e con sguardo indagatore, con pensiero molto aperto, cercheremo di comprendere e capire cosa è veramente accaduto a don Guido Bortoluzzi e soprattutto cosa lui ha vissuto.

Perché questo secondo me è fondamentale, perché a mio avviso don Guido Bortoluzzi è entrato in contatto con un qualcosa o un qualcuno che gli ha dato la possibilità di vedere la creazione di un nucleo, un nucleo ben preciso genetico, adopriamo questo termine forse più adeguato, che dà una specificità all’interno di cluster familiari. Perdonatemi a volte i termini cerco di adoperarli in un determinato modo perché se adopero altre terminologie vengo segato in modo plateale dal tubo.

Allora, tornando sui nostri passi, gli viene fatto vedere come è stato selezionato le parti migliori per creare questo primo uomo. Questo Adamo che è stato selezionato e viene adoperato un termine particolare, il rosso, il campione. Questo ci fa pensare a molte cose, ci fa riflettere soprattutto tanto. Viene anche appellato perché nel fine dell’esperienza di don Guido Bortoluzzi, Bortoluzzi si rende conto che questo Adamo, questo rosso, è un gigante. A riguardo di ciò abbiamo già realizzato un video sul canale e potete andarlo a guardare. C’è il link in descrizione e c’è sulla i potete cliccare e trovarlo.

Detto questo, tornando a Don Guido e ciò che ha vissuto, quest’uomo incontra questo Dio che si palesa a lui in modi molto particolari, come ho detto prima, quindi con voci, con lampi di luce, con boati, con suoni particolari, i quali messi tutti insieme fanno presumere a un contatto non ortodosso o almeno non al Dio che possiamo ritrovare all’interno delle Scritture, volendo antico e nuovo testamentarie, anche se in alcuni passi va detto che questo Dio si manifesta in modo molto particolare, il Dio dell’Antico Testamento e molto probabilmente potrebbe essere proprio quel Dio lì. Però lascerò a voi il domandarvi il perché nel corso della puntata. Come mai? Perché questo Dio deve adoperare anche certi termini e portare don Guido Bortoluzzi a vedere e a vivere delle esperienze che per don Guido Bortoluzzi sono atroci, perché per un uomo di chiesa, poi vi leggerò, gli verrà fatto vivere l’esperienza del parto, ma no assistere a un parto. Cioè lui verrà posto all’interno dell’utero e verrà fatto partorire da un’ancestra.

Altro termine particolare che incontreremo durante questa puntata, perché gli ancestri sono quella razza molto particolare, molto mansueta e obbediente nei confronti di questo Dio, molto particolari perché sono fondamentalmente degli ominidi a tutti gli effetti. Poi leggeremo qualche descrizione insieme o chi conosce il testo sa di che cosa sto parlando. Poi volendo potremo elencare anche il testo stesso. Anzi ve lo faccio vedere subito che è questo qua che mi ha dato modo nell’arco dei miei studi di poter approfondire e comprendere tanti aspetti della creazione dell’essere umano che sono sfuggiti, sono stati celati, sono stati nascosti. A mio avviso sono state nascoste tante cose e poi lo scopriremo con il percorso che stiamo facendo insieme. E appunto anche questo libro qua, La Santa Sede, ha fatto di tutto per non farlo uscire, mise il veto. Don Guido Bortoluzzi fece grandi peripezie per farlo pubblicare. Il vescovo del tempo, perdonatemi, non mi viene il nome al momento, ma impedì la pubblicazione e lui, grazie a una sua amica, riuscì a pubblicarlo solo dopo la sua morte. Questo per farvi comprendere quanto la censura abbia lavorato in modo molto adeguato e fine nei confronti di tante persone. Lo abbiamo visto già anche nella puntata precedente che vi ho elencato prima.

Tornando agli ancestri, appunto, era questo filone genetico, per adoperare l’altro termine poco adeguato, questo filone genetico precedente alla creazione di un altro pezzetto di umanità collocabile, secondo quello che Dio fa vedere a don Guido Bortoluzzi nella zona di Ninive fra il Tigri e l’Eufrate in un tempo antichissimo e molto probabilmente questo tempo antichissimo è precedente a quel diluvio o quell’inondazione, come abbiamo già visto nella puntata precedente dove fu poi lavata via da questa grande inondazione una parte di popolo o abitatori del globo terracqueo, i quali non erano più adeguati perché avevano preso una china molto particolare, ma molto probabilmente perché era legata, a mio avviso, a quel dio lì agli usi e ai costumi. Comunque, venendo a noi, ora vi leggerò alcuni passi. Qui don Guido Bortoluzzi viene chiamato da un angelo e questa volta lui non si prende paura perché le altre volte, come lui stesso racconta, rischia che gli venga veramente un infarto perché questi signori si presentano nella sua camera da letto o nella sua casa intimandogli in modo anche abbastanza perentorio che si deve dare una mossa perché è tutto pronto, in modo tale da fargli vedere e fargli vivere o ascoltare quello che è la verità.

Notate bene la verità.

Quindi l’angelo apparve senza far paura a don Guido Bortoluzzi. Un angelo precedette l’arrivo delle due celesti messaggere. La voce di un adolescente vicinissima al mio orecchio destro, molto chiara e non in sordina, mi disse prima sottovoce e poi forte: “Guido, alzati che è l’ora solita”.

Non ebbi alcun sussulto a quella improvvisa chiamata, perché ero ancora nel dormiveglia, avevo l’impressione che una persona si fosse curvata sopra di me, il mio corpo e parlasse. Non mi mossi, ma non aprii neppure gli occhi. Trattenni il fiato per sentire il rumore dei passi della persona che mi aveva parlato, o almeno il fruscio dei suoi vestiti. Nulla. Il silenzio era assoluto. Quella voce era risuonata dentro la camera come di persona che parlasse proprio vicinissima al mio orecchio destro. Era una voce chiara, molto familiare, ma non riuscivo ad identificarla, sebbene conoscessi dal loro timbro le voci di tutti i miei parrocchiani. La porta era chiusa, l’unica finestra anche. Sollevai il guanciale. Nulla. Non mi sporsi a guardare sotto il letto, nulla. Rimasi seduto sul letto per qualche minuto. Riflettevo.

Mi ha chiamato Guido invece di don Guido. Mi ha dato del tu, forse per il disprezzo. Mi ha dato un ordine. Alzati. Con quale autorità? Ha soggiunto: “È l’ora solita”. Infatti il mio orologio segna proprio le tre della notte. E qui farei già una prima riflessione. L’ora del diavolo, l’ora delle streghe. Ma come fa a sapere l’orario delle mie elevate notturne? Ciò vuol dire che mi ha spiato, ma a quale scopo? E se mi ha spiato anche questa volta, dovrebbe sapere che non mi sono coricato a mezzanotte come al solito, ma all’una, e perciò non ho bisogno di muovermi per agevolare la digestione e scrivere appunti come di consueto. Il mio nome era comune ad altre persone e pensai che non mi riguardasse. Conclusione esclamai: “No che non mi alzo” e mi adagiai contrario e contrariato e indispettito pensai di essermi sbagliato e mi girai sull’altro fianco cercando di dormire. La mia mente tornava ai soliti interrogativi. Gli interrogativi di don Guido Bortoluzzi ve li ho detti prima, era capire e comprendere come mai. Però Questo vi fa capire e comprendere anche quali forze ed entità — che è il nome più adeguato da dare a questi esseri — entrino in gioco. Prosegue il racconto:

Mentre mi stavo ponendo ancora delle domande, sentii delle voci femminili che sembravano provenire da oltre la parete di graticcio che dietro la mia testa separava la mia camera dal vano scale, e mi chiamavano per nome.

“Guido, non temere, siamo qui anche noi, le due madri dei figli di Dio.”

Poi la voce più alta e sonora, molto dolce, che mi penetrò nel cuore, proseguì: “Maria, madre naturale di Gesù e madre secondo lo spirito di tutti i redenti.”

Già qui, meno male, è la madre di tutti, però soltanto dei redenti. Perdonatemi la polemica, ma con me sapete già dove si va a parare.

La donna della quale ti interessi — una delle due donne parla, quella con la voce più grave — è la madre naturale dei figli di Dio. Le loro espressioni sono teologicamente perfette, pensa don Guido. Credo mi abbiano lasciato qualche secondo per capire bene le loro parole. Poi le sentii pronunciare assieme: “Siamo venute per aiutarti nelle ricerche dei tuoi studi. Guido, non agitarti. Non hai perso tempo con quei libri. Hai cercato la verità con retta intenzione e la verità ti viene incontro.”

Qui altra grande riflessione: gli danno ciò che lui vuole. Danno la loro gratifica a prescindere che lui abbia ragione o torto. Vogliono gratificarlo, vogliono la sua fiducia. Questo, collegato a tante ricerche e a tante testimonianze sugli addotti, ci porta a farci delle domande profonde su quello che ha vissuto quest’uomo.

Riprendendo il racconto e le testimonianze di don Guido, come poc’anzi dicevamo, a quest’uomo viene proprio fatto vedere in quelle che lui definisce visioni — ma sono visioni molto sui generis, perché quando si vanno ad aprire delle finestre all’interno di una canonica che prima non c’erano, di un colore molto particolare che va dal violaceo al giallo, al bianco, e si comportano come l’obiettivo di una cinepresa con voce narrante, e la voce narrante nello specifico è quella di Dio…

Andiamo a vedere a questo punto cosa gli viene fatto vedere a riguardo del primo uomo o primo pioniere, come viene definito.

Con mia grande sorpresa vidi sulla parete sud del mio studio, al posto che era coperto dallo sportello sinistro della libreria di destra, una finestra aperta al chiaro della luce meridiana, occupata dalla figura nitida di un ragazzo nudo, dalla pelle lucida e arrossata, come fosse stato scottato di recente dal sole. Lo vedevo solo dalle anche in su. Non aveva segno di vestito, neppure un perizoma. I capelli nerissimi, lucidi e lisci, gli scendevano fino alle spalle. Ricordatevi: il popolo dalla testa nera e dalla dura cervice.

Mi veniva da fargli molte domande: “Chi sei? Come sei venuto qua?” E la voce sommessa mi suggerì di contenermi. Dio gli dice di stare calmo. Quello non mi guardava. Aveva una faccia bonaria e paffuta. Era intento a guardare qualche cosa che aveva fra le mani; sembrava un mazzetto di steli di paglia. Si girò dalla parte opposta e fece due o tre passi guardando in alto.

Questo ci fa capire che le immagini che vengono fatte vedere a don Guido Bortoluzzi sono come registrate. È un qualcosa che c’è all’interno di quella che si potrebbe definire Akasha, memoria atavica. È come se questo Dio prendesse queste immagini, questi frammenti, questi frame e glieli proiettasse sul muro, o addirittura questo Dio, grazie alla tecnologia, riuscisse a traslare tutta la struttura della casa di don Guido Bortoluzzi, la canonica. Invece a quel tempo don Guido Bortoluzzi questo non lo capirà mai, secondo me non lo capirà mai fino in fondo. Secondo me don Guido Bortoluzzi veniva prelevato ricreandogli intorno un ambiente familiare per non farlo dare in escandescenze o farergli venire un infarto, come lui stesso racconta, e veniva portato con un mezzo al momento non definibile all’interno di questi avvenimenti storici molto antichi, persi nella memoria dell’uomo.

Continuando il racconto: si fermò dove la serie di lastre era interrotta per la caduta di un asse. Da quel vano sporgevano in giù dei corpi grigi bucherellati che credetti lì per lì dei pezzi di tufo. Vedevo solo l’estremità inferiore. Guardavo il ragazzo sospeso lì fuori dal muro della mia stanza, pensando a come facesse a reggersi a quell’altezza, a cinque metri dal suolo.

Qui è sempre più incredulo lo stesso Bortoluzzi, però ci dà intanto dei frammenti molto importanti: questo ragazzo che lui vede — che vi dico è l’Adamo, è il primo uomo, anzi il primo gigante se bisogna essere precisi — lui non riesce a capire come faccia a stare fuori dalla sua finestra, perché la sua finestra è al secondo piano e quindi sta a cinque metri d’altezza. Questa è l’ingenuità giusta di un uomo semplice che non riesce però a comprendere ciò che sta vivendo fino in fondo. E questo Dio, molto probabilmente — questo ve lo dico io —, un po’ si prende gioco di lui perché non gli viene spiegato fino in fondo che cosa stia vedendo e che cosa stia rivivendo. Un po’ come noi oggi durante questo racconto, questo nostro studio. Continua il racconto:

Lo vedo di schiena che armeggia con le mani, così da far sprizzare verso il suo fianco destro un pennacchio di scintille a brevissimi intervalli. Si girò sul fianco sinistro. Potei vedere che quello che aveva nella mano sinistra era un mazzetto di steli dritti di frumento e di segala, le cui spighe vuote intrise di un liquido nero ora bruciavano con molto fumo e gocciolando.

III. Analisi dei Contenuti

L’autore (il relatore della presentazione) analizza le esperienze e le rivelazioni di Don Guido Bortoluzzi adottando una prospettiva non convenzionale, dalle spiccate sfumature ufologiche ed esoterico-critiche.

Egli nutre una profonda ammirazione per la statura umana e l’impegno intellettuale di Don Guido, ma respinge l’interpretazione teologico-tradizionale secondo cui tali visioni traggano origine dal Dio della rivelazione cristiana.

1. Prospettiva ed ermeneutica del relatore

  • Ipotesi extraterrestre e interdimensionale: Il relatore riconosce la veridicità dell’esperienza vissuta da Don Guido, ma ne rielabora la natura ipotizzando un contatto con un’entità extraterrestre o interdimensionale dotata di tecnologie avanzatissime, la quale si sarebbe manifestata sotto le spoglie della Divinità.
  • Decodifica tecnologica delle visioni: Le manifestazioni mistiche descritte da Don Guido vengono tradotte in categorie tecnologiche moderne: i quadri luminosi apparsi sulle pareti della canonica vengono assimilati a “schermi a LED” o “televisori al plasma”, mentre le sequenze visive vengono paragonate a proiezioni estratte da una memoria atavica o universale (gli Archivi Akashici).
  • Stima per la figura del sacerdote: Don Guido viene descritto come un uomo di fede limpida, retto, ingenuo e genuinamente pionieristico, capace di anticipare i tempi tentando, già a metà del Novecento, una convergenza tra la genetica evolutiva e il racconto biblico della Creazione.
  • Diffidenza verso l’entità rivelatrice: L’autore scorge nella figura rivelatrice un’entità perentoria e manipolatoria, rea di aver traumatizzato il sacerdote (costringendolo, tra l’altro, a rivivere l’esperienza della nascita dall’interno del canale del parto) e di averne conquistato la fiducia attraverso sottili conferme psicologiche.

2. Valutazione delle argomentazioni dell’autore

Elementi di forza e spunti di riflessione

  • Anacronismo tecnologico (I quadri visivi): La descrizione dettagliata, fornita da Don Guido negli anni ’70 e ’80, di riquadri luminosi bordati di rosa che mostravano scene “in diretta”, anticipa in modo sorprendente l’estetica dei moderni display a LED e al plasma. Per il relatore, ciò costituisce un solido indizio di un fenomeno tecnologico reale, espresso con il vocabolario limitato dell’epoca.
  • Corrispondenze con la fenomenologia ufologica: L’autore evidenzia come le manifestazioni fisiche secondarie (bagliori improvvisi, boati, voci notturne alle 3:00 del mattino, alterazioni percettive dell’ambiente, stati di ansia profonda) ricalchino dinamiche ricorrenti nella casistica dei rapimenti alieni (abductions) e nella letteratura ufologica.
  • Sfruttamento del bisogno psicologico di sintesi: Don Guido ricercava con ardore una chiave di lettura capace di conciliare evoluzionismo e Genesi. L’entità avrebbe fatto leva su questa inclinazione intellettuale offrendogli risposte su misura (“Hai cercato la verità con retta intenzione e la verità ti viene incontro”), instaurando un meccanismo di condizionamento e convalida psicologica.

Limiti metodologici e speculativi

  • Riduzionismo extraterrestre: L’autore giunge a una conclusione immediata circa la matrice aliena dell’entità, tralasciando di esplorare adeguatamente le complesse dinamiche teologiche, mistiche o psicologico-strutturali dell’esperienza.
  • Accostamenti generici alle alterazioni di coscienza: I richiami a sostanze psicotrope (DMT), sogni lucidi ed esperienze fuori dal corpo (OBE) rimangono di natura suggestiva, privi di un rigoroso inquadramento scientifico o neurobiologico.
  • Proiezione di categorie fantascientifiche (Sovrainterpretazione): L’assimilazione degli ancestri e dell’ibridazione genetica agli esperimenti degli Anunnaki (sulla scia delle tesi di Zecharia Sitchin) appartiene a un filone esoterico popolare, ma risulta fortemente speculativa e sovrappone categorie da science-fiction alla raffinata architettura teologica del testo.

Sintesi

L’autore interpreta Don Guido Bortoluzzi come un autentico esploratore spirituale, divenuto tuttavia tramite incolpevole di un processo di condizionamento biologico e informativo gestito da un’entità superiore. Laddove la lettura credente individua una rivelazione trascendente, l’analisi del relatore scorge la trasmissione guidata di un fascicolo genetico sulle origini dell’umanità.

IV. Commento all’Esegesi di Mater Signum di Tommaso Costanzo su Genesi Biblica

A cura della redazione di guidobortoluzzi.org

In qualità di piattaforma dedicata allo studio, alla custodia e alla diffusione responsabile delle rivelazioni di Don Guido Bortoluzzi, accogliamo favorevolmente l’interesse dimostrato da media indipendenti — come il canale italiano Mater Signum, curato da Tommaso Costanzo — nei confronti dell’opera Genesi Biblica. Questo interesse attesta come le straordinarie visioni di Don Guido continuino a sollevare interrogativi cruciali sulle nostre origini anche al di fuori dei tradizionali circuiti ecclesiali.

Tuttavia, l’esegesi del Modello-Bortoluzzi richiede una chiave di lettura rigorosa e scientificamente fondata. Un’interpretazione che riduca tali rivelazioni a un fenomeno di tecnologia extraterrestre, alla fenomenologia ufologica o a un “esperimento degli Anunnaki” sminuisce radicalmente la portata scientifica e il valore intrinseco dell’opera.

1. Riconoscimento e apprezzamento degli elementi peculiari

È merito di Tommaso Costanzo e del canale Mater Signum l’aver riconosciuto apertamente la limpida sincerità, la profonda pietà e la statura pionieristica di Don Guido Bortoluzzi (1907–1991). Risulta altresì storicamente e testualmente corretta la contestualizzazione delle minuziose descrizioni del sacerdote — come i quadri rettangolari luminosi apparsi sulle pareti della canonica, la cui estetica richiama in modo sorprendente i moderni schermi a LED o al plasma [1].

Tuttavia, laddove il relatore individua in tali manifestazioni una “proiezione extraterrestre” o un’ “influenza tecnologica orchestrata da entità”, la nostra lettura dei testi originali vi riscontra una visione trascendente e profetica. Quando il Divino si manifesta a un essere umano immerso nel tempo e nello spazio, il Creatore si avvale di forme percettive e visive adeguate alla natura sensoriale dell’uomo, senza che ciò implichi l’impiego di “materia o strumentazione aliena” [2].

2. Il confronto con la teoria degli Anunnaki e Zecharia Sitchin

Un punto di divergenza fondamentale nell’analisi proposta da Tommaso Costanzo riguarda l’accostamento alle note tesi di Zecharia Sitchin (1920–2010) e al mito degli Anunnaki:

  • L’ipotesi degli Anunnaki (diffusa nell’esoterismo contemporaneo): in questa visione, gli Anunnaki vengono raffigurati come esseri extraterrestri che avrebbero ideato l’umanità mediante ingegneria genetica al fine di plasmare una razza servile destinata a mansioni gravose (quali l’estrazione mineraria) [3].
  • Il Modello-Bortoluzzi: la rivelazione trasmessa a Don Guido delinea un quadro diametralmente opposto a quello di un “esperimento di asservimento”. Il Modello-Bortoluzzi concepisce la creazione dell’uomo come un’atto di elevazione spirituale, d’amore e di disegno provvidenziale. Il Creatore ha plasmato un tipo umano primario e intatto (l’ “Adamo”, il primo vero uomo) caratterizzato da un corredo cromosomico unico e stabile (2n=462n=462n=46), collocandolo all’interno di una popolazione ominide preesistente (ancestri, 2n=482n=482n=48) [4].

Il peccato originale nella rivelazione di Don Guido non costituisce un “incidente di laboratorio alieno”, bensì un evento storico-biologico e immunogenetico: l’ibridazione non consentita tra la stirpe pura di Adamo e gli ominidi primordiali (ancestri). Tale unione condusse all’incompatibilità cromosomica, al degrado del patrimonio genetico umano e all’insorgere della malattia, del decadimento biologico e della morte [5].

Sovrapporre questo profondo concetto immunogenetico e teologico al mito degli Anunnaki compromette irrimediabilmente la raffinata coerenza genetica dell’opera di Don Guido.

3. Le esperienze “traumatiche” e la Pedagogia della Rivelazione

L’autore Tommaso Costanzo interpreta le visioni di Don Guido — in particolare la drammatica rievocazione della nascita sperimentata dalla prospettiva endouterina — come una forma di prevaricazione o manipolazione condotta da un’entità perentoria.

Tuttavia, nell’architettura teologica e profetica dell’opera, tale esperienza non rappresenta affatto un gesto punitivo o prevaricante, bensì un processo di purificazione didattica e profetica:

  1. Comprensione esperienziale delle conseguenze della caduta: affinché Don Guido potesse comprendere la ragione profonda per cui la nascita umana sia segnata dal dolore, dalla sofferenza fisica e dalle strettoie anatomiche (come recita Genesi 3,16: “Con dolore partorirai figli”), il sacerdote ha dovuto sperimentare direttamente l’ostacolo fisico del bacino modificato e gli esiti biologici dell’ibridazione.
  2. La continuità con la tradizione profetica: nella storia biblica, i profeti (si pensi a Ezechiele presso il fiume Chebar o a Geremia) sono stati spesso condotti ad attraversare visioni di forte impatto sensoriale e fisico, necessarie per comprendere la gravità del Messaggio e renderne testimonianza con fedeltà nel mondo [6].

Conclusione

La prospettiva delineata da Tommaso Costanzo evidenzia quanto l’opera di Don Guido Bortoluzzi mantenga una straordinaria attualità, continuando a sollecitare interrogativi di fondo in chiunque ricerchi le origini della vita.

Il Modello-Bortoluzzi non necessita tuttavia di sovrastrutture ufologiche, di contestualizzazioni legate a stati alterati di coscienza (DMT) o del richiamo al mito degli Anunnaki per attestare il proprio valore. La forza di Genesi Biblica risiede interamente nella sintesi armoniosa tra il racconto della Genesi, l’immunogenetica, la paleontologia e la spiegazione scientifica della riduzione cromosomica (2n=48→462n=48 \rightarrow 462n=48→46) [7].

Invitiamo tutti gli studiosi e gli appassionati ad andare oltre le griglie interpretative dell’esoterismo, per accostarsi ai documenti originali ed esaminarli sulla scorta dei loro effettivi meriti scientifici, biologici e teologici.

Don Geudens, Smakt, 16 ottobre 2026

guidobortoluzzi.org

Note e Riferimenti

  1. [1] Sulle percezioni visive: Don Guido Bortoluzzi ha descritto nei suoi scritti autobiografici come le visioni si manifestassero nello spazio fisico della sua canonica, spesso delimitate da cornici luminose di dimensioni e colore ben definiti.
  2. [2] Teofania e percezione umana: Nella teologia mistica (cfr. Tommaso d’Aquino), una rivelazione divina (teofania) si adatta sempre alle capacità percettive del ricevente (quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur).
  3. [3] Zecharia Sitchin e gli Anunnaki: Sitchin ha formulato l’ipotesi secondo cui l’umanità sarebbe stata creata da extraterrestri per scopi lavorativi (The 12th Planet, 1976), una teoria priva di riscontri sia biblici sia immunogenetici.
  4. [4] Incompatibilità cromosomica: Gli esseri umani possiedono 46 cromosomi (23 coppie), mentre i primati e gli ominidi ne possiedono 48 (24 coppie). Il Modello-Bortoluzzi offre una spiegazione biologica per la nascita della struttura umana a 46 cromosomi a partire da un atto creativo primario.
  5. [5] Immunogenetica del peccato originale: Nell’opera di Don Guido, il peccato originale viene analizzato come mescolanza genetica, causa di reazioni immunitarie e degrado genomico (cfr. le relazioni scientifiche del Dott. F.S. Martelli).
  6. [6] Esperienze sensoriali profetiche: Cfr. Ezechiele 3,14 o Geremia 20,9, in cui la ricezione del messaggio divino viene descritta come un’esperienza fisicamente gravosa e coinvolgente.
  7. [7] La sintesi biologica: Cfr. le edizioni ufficiali di Genesi Biblica e la documentazione scientifica disponibile su guidobortoluzzi.org.

Reacties zijn gesloten.

Blog op WordPress.com.

Omhoog ↑