Una replica critica a B. Maverik


  • Di seguito viene presentata una replica di carattere contenutistico e teologico a B. Maverik, basata sulla nostra Sintesi Preistorico-Tecnocratica. Questa replica non intende respingere il contributo di Maverik, bensì correggere, integrare e sviluppare ulteriormente la sua interpretazione su alcuni punti essenziali.

La Genesi biologica di Don Guido Bortoluzzi riesaminata

Dalla creatio mediata e dalla Frattura Cromosomica alla Sintesi Preistorico-Tecnocratica

Introduzione

Nel suo articolo La Genesi Biblica, dagli scritti di Don Guido Bortoluzzi, dell’8 marzo 2016, B. Maverik ha offerto un importante contributo alla conoscenza e all’interpretazione dell’opera del sacerdote italiano Don Guido Bortoluzzi (1907–1991). Il suo merito consiste soprattutto nell’aver reso accessibile un particolare modello esplicativo biologico-teologico riguardante l’origine dell’uomo e la Caduta originale.

Maverik cerca di rendere plausibile l’ipotesi secondo cui gli avvenimenti descritti da Bortoluzzi non debbano essere interpretati esclusivamente in senso simbolico o allegorico, ma possano riferirsi a una concreta preistoria biologica dell’umanità.

Condivido l’importanza di questa domanda di ricerca. Ritengo tuttavia che la ricostruzione di Maverik richieda ulteriori chiarimenti su diversi punti. Inoltre, la sua interpretazione può essere ampliata mediante alcune conseguenze che egli stesso affronta soltanto marginalmente.

La mia replica si concentra pertanto su tre aspetti: una rappresentazione più precisa dell’atto creativo descritto da Bortoluzzi, un ulteriore approfondimento delle conseguenze biologiche e teologiche della disobbedienza di Adamo e la possibilità di uno sviluppo prolungato della civiltà antidiluviana.

Questa riflessione si colloca nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica, un modello ipotetico di ricerca nel quale il testo biblico, gli scritti di Bortoluzzi, le interpretazioni successive e le questioni di ricerca delle scienze naturali vengono messi in relazione tra loro, senza perdere di vista il diverso valore probatorio di ciascuno di questi elementi.

I. La prima Donna umana: una precisazione necessaria

Un primo punto riguarda il modo in cui, secondo Bortoluzzi, ebbe origine la prima Donna pienamente umana.

Maverik descrive correttamente che il primo uomo non sarebbe stato creato come individuo adulto, ma che Dio avrebbe dato origine alla forma di vita umana a livello embrionale. A tale scopo, una forma di vita femminile preumana già esistente avrebbe svolto la funzione di madre gestante.

Per quanto riguarda l’origine della prima Donna, è tuttavia necessaria un’ulteriore precisazione.

Secondo la ricostruzione di Bortoluzzi da me adottata, Dio creò direttamente una cellula uovo umana, dotata di 23 cromosomi, nell’utero della portatrice preumana. Successivamente, durante un sonno profondo provocato da Dio, avvenne la fecondazione mediante uno spermatozoo di Adamo, anch’esso dotato di 23 cromosomi.

Secondo questa interpretazione, l’atto riproduttivo che condusse all’origine della prima Donna non fu quindi una decisione autonoma di Adamo, né un normale rapporto sessuale con la portatrice. Esso si svolse interamente sotto la guida divina.

La prima Donna ricevette il proprio patrimonio genetico dalla cellula uovo creata direttamente da Dio e dallo spermatozoo umano di Adamo. La portatrice preumana fornì esclusivamente l’ambiente nel quale poté svolgersi la gravidanza.

È pertanto essenziale distinguere tre elementi:

  1. L’origine divina della cellula uovo umana.
  2. Il contributo genetico umano di Adamo.
  3. La funzione esclusivamente gestazionale della portatrice preumana.

Questa distinzione non costituisce un dettaglio secondario. Essa rappresenta il fondamento biologico dell’intero modello.

L’espressione della Genesi secondo cui Dio trasse la Donna dall’Uomo assume così, all’interno dell’ipotesi, una concreta interpretazione riproduttiva: la prima Donna nasce anche dalla sostanza umana di Adamo, ma senza alcun contributo genetico della portatrice preumana.

Questa rappresentazione rimane un’ipotesi relativa al significato delle esperienze di Bortoluzzi. Essa non può essere dedotta direttamente da Genesi 2.

II. L’Ancestre a 47 cromosomi

Una seconda precisazione riguarda la costituzione cromosomica della portatrice.

Maverik sottolinea la differenza tra i 48 cromosomi della stirpe animale preumana e i 46 cromosomi dell’uomo.

Nel materiale supplementare relativo a Bortoluzzi viene tuttavia descritta un’eccezionale forma intermedia.

Secondo questo modello, la popolazione preumana possedeva 48 cromosomi, mentre il particolare individuo femminile che svolgeva la funzione di madre gestante avrebbe avuto, per intervento divino, 47 cromosomi.

Si delinea così la seguente struttura:

Stirpe preumana: 48 cromosomi

Ancestre appositamente predisposta: 47 cromosomi

Adamo e la prima Donna umana: 46 cromosomi

Questa particolare costituzione assume, all’interno del modello, un significato finalistico.

L’Ancestre rappresenta un ponte biologico tra il mondo preumano già esistente e la prima generazione autenticamente umana.

Ritengo che questo elemento debba essere considerato con molta maggiore attenzione nell’ulteriore analisi biologica.

Non perché l’esistenza di un simile ponte sia con ciò geneticamente dimostrata, ma perché una corretta valutazione dell’ipotesi richiede anzitutto che i suoi presupposti siano rappresentati con precisione.

La questione di ricerca citogenetica diventa quindi la seguente:

A quali condizioni un individuo con 47 cromosomi potrebbe portare in gestazione un embrione biologicamente distinto e, nello stesso tempo, partecipare riproduttivamente alla presunta linea di discendenza ibrida?

Il solo numero dei cromosomi non fornisce ancora una risposta. L’ipotesi richiede uno studio della struttura cromosomica, della meiosi, della vitalità embrionale e della compatibilità riproduttiva.

III. La Caduta originale come superbia intellettuale

Su questo punto Maverik offre, a mio giudizio, un’interpretazione particolarmente preziosa.

Egli sostiene che il rapporto illecito di Adamo con l’Ancestre non derivasse principalmente dal desiderio sessuale, bensì dalla superbia intellettuale.

Adamo aveva osservato che la portatrice aveva dato alla luce prima lui stesso e successivamente la prima Donna umana. Da ciò trasse la conclusione di poter utilizzare autonomamente questo processo biologico per ottenere altri discendenti.

Il pensiero alla base della sua decisione può essere così riassunto:

Comprendo come funziona; dunque posso farlo da solo.

In questo consiste, a mio giudizio, il significato più profondo della trasgressione.

Adamo confonde la comprensione di un processo biologico con il diritto di utilizzare tale processo secondo il proprio giudizio.

Egli ritiene che la propria conoscenza lo renda indipendente dal Creatore.

Ciò tocca il significato teologico classico della Caduta originale: l’uomo vuole determinare autonomamente ciò che è bene e ciò che è male, senza sottomettersi più all’ordine stabilito da Dio.

All’interno del modello di Bortoluzzi, l’atto biologico costituisce l’espressione concreta di questa disobbedienza spirituale.

La successione deve pertanto essere sempre la seguente:

Superbia intellettuale → disobbedienza → riproduzione illecita → conseguenze biologiche.

Il peccato non nasce da un’anomalia cromosomica. La presunta alterazione biologica consegue alla libera trasgressione umana di un limite.

IV. La Frattura Cromosomica

Nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica definisco la conseguenza biologica dell’atto di Adamo come Frattura Cromosomica.

Nell’atto creativo, l’Ancestre svolgeva la funzione di madre gestante senza contribuire geneticamente alla costituzione di Adamo o della prima Donna.

Con la riproduzione illecita, questo rapporto cambia radicalmente.

Adamo, con 46 cromosomi, entra in un’unione generativa con l’Ancestre, che all’interno del modello possiede 47 cromosomi.

In questo modo, una funzione originariamente gestazionale viene trasformata in una funzione riproduttiva.

Secondo Bortoluzzi, da questa unione nasce Caino.

All’interno del modello, Caino rappresenta l’inizio della prima linea di discendenza ibrida.

Ritengo importante non parlare semplicemente di un essere esattamente metà uomo e metà animale. Una simile descrizione suggerisce una proporzione genetica che non può essere dedotta dai dati disponibili.

È più preciso descrivere Caino come un discendente nel quale, secondo l’ipotesi, il contributo genetico umano di Adamo si unì alla costituzione biologica dell’Ancestre.

La Frattura Cromosomica diventa così l’inizio di una nuova storia genealogica.

V. Caino e la progressiva ibridazione

Maverik descrive successivamente che Caino stabilisce a sua volta un’unione riproduttiva con l’Ancestre.

Si tratta di un’importante integrazione rispetto al primo avvenimento.

La trasgressione del limite biologico non rimane pertanto circoscritta a una sola generazione.

Si verifica un progressivo ritorno riproduttivo verso la stirpe preumana.

All’interno del modello, la successione è la seguente:

Adamo × Ancestre → Caino

Caino × Ancestre → ulteriori discendenti ibridi

Ulteriore riproduzione → crescente differenziazione delle linee genealogiche

Da qui si sviluppa l’ipotesi dell’involuzione.

Secondo questa ipotesi, determinate forme antropomorfe non sarebbero necessariamente i precursori evolutivi della linea adamitica autenticamente umana, ma potrebbero rappresentare forme di discendenza ibride o regressive successive.

Si tratta di un’idea dalle conseguenze particolarmente ampie.

Essa richiede un confronto approfondito con i dati fossili, la cronologia e la moderna genetica delle popolazioni.

Gli attuali dati paleoantropologici non sostengono la conclusione secondo cui gli ominini fossili conosciuti sarebbero derivati da un’ibridazione adamitica storica. Chi desidera sviluppare ulteriormente questa ipotesi dovrà pertanto dimostrare quali dati specifici essa sia in grado di spiegare meglio rispetto ai modelli esistenti.

VI. Due diverse fasi di mescolanza

Un altro elemento importante riguarda la coesistenza iniziale di due linee genealogiche.

Secondo la ricostruzione di Maverik, esistevano da una parte la linea umana originaria di Adamo e della prima Donna e dall’altra la linea ibrida iniziata con Caino.

Nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica, questa distinzione viene messa in relazione con Genesi 6.

I Benei HaElohim, i figli di Dio, vengono collegati, all’interno del modello, alla linea umana originaria.

Le Benot HaAdam, le figlie degli uomini, vengono collegate alle popolazioni già caratterizzate dalla mescolanza.

Questa identificazione costituisce un’ipotesi e non una traduzione letterale del testo ebraico.

Si delineano così due fasi distinte:

La prima mescolanza: l’unione illecita tra Adamo e l’Ancestre.

La seconda mescolanza: la successiva unione tra i discendenti della linea umana originaria e le linee di discendenza ibride.

Questa distinzione è importante perché, all’interno del modello, collega tra loro gli avvenimenti di Genesi 4 e Genesi 6.

VII. Nephilim e Gibborim

La ricostruzione biologica di Maverik può essere ulteriormente ampliata mediante un’analisi più approfondita dei Nephilim e dei Gibborim.

Nell’ambito della Sintesi si esamina la possibilità che i Nephilim si riferiscano a manifestazioni fisiche eccezionali derivanti da ulteriori processi di mescolanza.

I Gibborim, invece, possono essere studiati come individui o gruppi potenti che fondavano la propria posizione sulla forza fisica, sull’organizzazione militare, sulle capacità intellettuali o sul dominio politico.

Si delinea così una distinzione tra differenziazione biologica e formazione del potere sociale.

Questa distinzione è importante per la fase successiva dell’ipotesi.

Le conseguenze della mescolanza, infatti, non sarebbero state esclusivamente fisiche.

All’interno del modello, esse avrebbero potuto contribuire anche alla formazione di nuove gerarchie sociali.

Il testo biblico, di per sé, non dimostra questa interpretazione biologica, ma offre, nell’ambito del modello adottato, uno spunto per approfondirne lo studio.

VIII. Maverik e la conseguenza tecnologica non sviluppata

A questo punto ritengo che l’interpretazione di Maverik non si spinga ancora abbastanza lontano.

Se, secondo Bortoluzzi, il primo uomo possedeva fin dalla sua origine un’intelligenza eccezionale e se la storia umana primordiale si estendeva per un periodo estremamente lungo, sorge inevitabilmente una nuova domanda:

Quale livello tecnologico avrebbe potuto raggiungere una simile umanità?

Genesi 4 menziona già la costruzione di città, l’allevamento, la musica e la lavorazione dei metalli.

Nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica, queste attività possono essere considerate forme iniziali di specializzazione.

Se le conoscenze furono accumulate e trasmesse per periodi molto lunghi, è possibile indagare se da esse siano sorte civiltà avanzate.

Entrano così in considerazione anche ipotesi riguardanti sistemi energetici altamente sviluppati, metallurgia, tecnologie di trasporto, manipolazione genetica, sistemi autonomi e intelligenza artificiale.

Queste non sono affermazioni della Genesi, né conclusioni dimostrate dagli scritti di Bortoluzzi.

Si tratta di un’ulteriore linea di ricerca tecnologica.

Ritengo tuttavia che questo ampliamento metta in evidenza una questione essenziale che Maverik lascia in gran parte inesplorata: se l’uomo possedeva originariamente un’intelligenza eccezionale, perché si dovrebbe presumere, senza indagare, che il suo sviluppo tecnologico sia necessariamente rimasto primitivo durante una preistoria estremamente lunga?

Il semplice fatto di porre questa domanda non dimostra l’esistenza di un’alta tecnologia preistorica. Esso chiarisce quali ulteriori dati archeologici e tecnici sarebbero necessari per esaminare l’ipotesi.

IX. Dalla superbia di Adamo alla tecnocrazia antidiluviana

Qui si trova, a mio giudizio, lo sviluppo più importante del ragionamento di Maverik.

Il primo peccato di Adamo e il successivo sviluppo tecnocratico possono essere considerati, nell’ambito della Sintesi, come due manifestazioni dello stesso problema antropologico.

Adamo scopre un processo biologico e decide di utilizzarlo autonomamente.

Una successiva civiltà tecnocratica avrebbe potuto fare lo stesso su scala molto più ampia.

Ciò che in Adamo costituiva una trasgressione individuale diventa allora una pratica organizzata di civiltà.

La linea di sviluppo è la seguente:

Conoscenza → dominio → autonomia → manipolazione → potere privo di limiti morali.

All’interno di questa ipotesi, il mondo antidiluviano potrebbe essere stato infine caratterizzato da una combinazione di intelligenza eccezionale, alterazione biologica, dominio politico e superiorità tecnologica.

Il possibile collegamento con le tradizioni relative agli Anunnaki e con sistemi tecnologici autonomi appartiene a questo ulteriore ampliamento. Esso richiede una ricerca storica e scientifica indipendente.

Il pensiero più profondo, tuttavia, è di natura teologica.

Il male non nasce dal fatto che l’uomo possieda conoscenza, ma dal fatto che egli utilizzi tale conoscenza come se fosse lui stesso la misura ultima della vita.

X. Peccato originale e danneggiamento genetico

Su un punto importante concordo espressamente con Maverik.

Egli paragona le conseguenze della Caduta originale a un iceberg.

Il danneggiamento biologico visibile ne costituisce soltanto la parte superiore.

Il danno più profondo riguarda la perdita dell’amicizia originaria con Dio.

Questa distinzione deve, a mio giudizio, essere mantenuta con coerenza.

Il peccato originale non è semplicemente un’anomalia cromosomica.

La dottrina cattolica lo comprende come una condizione nella quale la natura umana è stata privata della santità e della giustizia originali.

Nell’ambito del modello di Bortoluzzi si può indagare se la disobbedienza originaria abbia avuto, oltre a ciò, concrete conseguenze biologiche.

Ma queste conseguenze biologiche non devono essere identificate con l’essenza del peccato originale.

Né dalle differenze genetiche si può mai dedurre che determinati esseri umani possiedano una dignità umana inferiore.

Caino possiede, all’interno del modello, un’anima spirituale umana.

Pertanto vale il seguente principio:

La costituzione biologica non determina la dignità umana.

XI. Maria e l’Immacolata Concezione

Maverik trae dalla propria interpretazione biologica un’ulteriore particolare deduzione.

Egli si domanda se Maria, che secondo la dottrina cattolica fu preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento, possa essere stata preservata anche dalle presunte conseguenze genetiche della mescolanza originaria.

Egli presenta espressamente questa idea come una deduzione supplementare.

È quindi già chiaro che essa non può essere attribuita semplicemente alle esperienze originarie di Bortoluzzi.

Essa non appartiene neppure alla definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione.

Tuttavia, all’interno del modello, si può formulare una questione di convenienza teologica.

Se la Caduta originale avesse avuto, secondo l’ipotesi, anche conseguenze corporee, la singolare preparazione divina di Maria alla maternità di Cristo avrebbe potuto comprendere anche una particolare dimensione corporea?

Questa domanda può essere discussa nell’ambito del modello.

Essa non deve tuttavia essere confusa con la dottrina cattolica stessa.

XII. Il Diluvio universale come qualcosa di più di un risanamento biologico

In un’interpretazione esclusivamente genetica, il Diluvio universale potrebbe essere presentato come un intervento volto a porre fine alla mescolanza biologica.

Ritengo che tale spiegazione sia troppo limitata.

La Genesi collega il giudizio divino anzitutto alla corruzione umana e alla violenza.

Nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica, il Diluvio universale può pertanto essere considerato come il punto culminante di diversi processi:

  • disobbedienza spirituale;
  • trasgressione dei limiti biologici;
  • progressiva mescolanza;
  • formazione di strutture di potere sociale;
  • possibile manipolazione genetica;
  • dominio tecnologico;
  • e crescente violenza.

All’interno dell’ipotesi, il Diluvio universale diventa così non soltanto un risanamento biologico, ma un giudizio divino, una cesura di ripristino biologico e un azzeramento della civiltà.

Anche qui la dimensione morale rimane fondamentale.

Dio non giudica gli esseri umani perché possiedono un determinato assetto cromosomico.

Il giudizio riguarda la corruzione e la violenza dell’umanità.

XIII. Cristo come compimento della storia umana

Infine, l’intera ipotesi deve essere valutata in prospettiva cristologica.

L’uomo non viene redento mediante la perfezione genetica.

Cristo non è venuto esclusivamente per ripristinare una costituzione biologica originaria.

Egli è venuto per redimere l’uomo.

Il corpo appartiene essenzialmente all’essere umano, ma la persona umana non può essere ridotta al proprio corpo o al proprio DNA.

Per questo motivo, la storia di Adamo non culmina, in ultima analisi, in un ideale genetico, ma in Cristo, il Nuovo Adamo.

In Lui la natura umana non viene semplicemente ricondotta a una precedente condizione biologica, ma viene assunta nella redenzione e nella promessa della risurrezione.

Questo costituisce, a mio giudizio, il necessario compimento teologico di ogni interpretazione biologica della Genesi.

Conclusione

La mia replica a Maverik non costituisce pertanto un rifiuto del suo contributo.

Al contrario.

La sua interpretazione offre diversi elementi preziosi per l’ulteriore sviluppo del modello di Bortoluzzi.

Meritano particolare attenzione soprattutto la sua insistenza sulla superbia intellettuale di Adamo, la progressiva ibridazione attraverso Caino, la coesistenza di linee genealogiche distinte e la distinzione tra danneggiamento biologico e perdita della grazia.

Ritengo tuttavia che la sua ricostruzione debba essere precisata su alcuni punti.

La particolare modalità di origine della prima Donna deve essere nettamente distinta dal successivo atto riproduttivo illecito di Adamo.

L’Ancestre a 47 cromosomi merita una posizione centrale all’interno dell’ipotesi biologica.

La Frattura Cromosomica deve essere distinta dal significato spirituale della Caduta originale.

E le conseguenze della trasgressione originaria possono essere ulteriormente studiate, nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica, in relazione a Genesi 4–6, ai Nephilim, ai Gibborim e al possibile sviluppo di una tecnocrazia antidiluviana.

Si delinea così un’ipotesi più ampia nella quale ritorna un unico schema fondamentale:

L’uomo scopre le leggi che regolano la creazione, ma corre il rischio di confondere la propria conoscenza con il diritto di disporre autonomamente della creazione stessa.

In Adamo, questo schema assume un’espressione biologica nell’ambito del modello di Bortoluzzi.

In una possibile tecnocrazia antidiluviana, esso avrebbe potuto ripresentarsi a livello di civiltà.

Per l’uomo contemporaneo, la medesima domanda torna a essere attuale attraverso le tecnologie genetiche e l’intelligenza artificiale.

Concludo pertanto con una domanda che va oltre la ricostruzione storica della Genesi:

Che cosa accade a un’umanità che diventa tecnicamente sempre più capace, ma sempre meno disposta a riconoscere i limiti morali della propria condizione di creatura?

Questa è la domanda antropologica e teologica più profonda che la Sintesi Preistorico-Tecnocratica intende indagare.


Fonti e note esplicative

1. B. Maverik, La Genesi Biblica, dagli scritti di Don Guido Bortoluzzi, News-Info. Alternativa, 8 marzo 2016. Il testo olandese da me utilizzato contiene sia una sintesi sia un’elaborazione scientifico-teologica più ampia. Questi due livelli testuali devono essere distinti.

2. Guido Bortoluzzi, Sintesi della Genesi Biblica. Per un’edizione scientifica definitiva, gli elementi particolari qui discussi dovranno essere confrontati con il testo originale italiano e con i passi pertinenti riguardanti il primo uomo, la Donna, l’Ancestre e Caino.

3. Genesi 2–6. Meritano particolare attenzione Genesi 2,21–23; 4,1–22 e 6,1–13.

4. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 390, 396–405, sul peccato originale e sulle sue conseguenze.

5. L’ipotesi dell’Ancestre a 47 cromosomi appartiene al materiale supplementare di Bortoluzzi utilizzato in questa ricerca. La sua funzione di ponte biologico richiede una verifica citogenetica indipendente.

6. I concetti di Frattura Cromosomica, involuzione nel significato qui sistematicamente elaborato e Sintesi Preistorico-Tecnocratica vengono utilizzati in questa riflessione come categorie analitiche. Non devono essere citati come termini letteralmente impiegati da Maverik o da Bortoluzzi senza una verifica delle fonti.

7. Le ipotesi riguardanti l’alta tecnologia antidiluviana, gli Anunnaki, la manipolazione genetica e i sistemi autonomi di intelligenza artificiale costituiscono ulteriori questioni di ricerca nell’ambito della Sintesi Preistorico-Tecnocratica. Esse non vengono presentate come avvenimenti storici dimostrati.

Don Jack Geudens
Smakt, 8 ottobre 2026

(L’8 ottobre ricorre l’anniversario della morte di Don Guido Bortoluzzi, di venerata memoria.)

Reacties zijn gesloten.

Blog op WordPress.com.

Omhoog ↑