Sintesi / Abstract
Nel 1859 Charles Darwin pubblicò il suo capolavoro L’origine delle specie. Sebbene le sue intuizioni abbiano cambiato radicalmente il clima intellettuale, l’immagine presente nell’immaginario popolare moderno differisce essenzialmente dalla sua opera originale. Darwin non sosteneva che le specie si trasformino l’una nell’altra in modo spontaneo e casuale, ma descriveva una parentela tipologica e morfologica. Sotto l’influenza di Georges Cuvier, egli partiva dalla stabilità di fondo delle specie, in cui la selezione naturale influisce esclusivamente sugli adattamenti secondari (micro-mutazioni). In linea con l’adagio “Natura non facit saltus”, riconosceva che la natura non può compiere da sola un salto qualitativo di specie; un passaggio a un nuovo livello di organizzazione richiede una guida divina attraverso una forma di transizione unica (‘l’anello di congiunzione’).
Nel Novecento, i neodarwinisti hanno legato il nome di Darwin a una visione del mondo materialista e atea in cui la vita viene ridotta a un cieco processo di caso e necessità. Questo articolo spiega come il neodarwinismo abbia appropriato e reinterpretato il Darwin storico. Tratta inoltre le conseguenze teologiche di questa riduzione e mostra come i fatti storici e la genetica moderna si accordino meglio con l’idea di una creazione ordinata e mediata (creatio mediata).
I. Darwin e “L’origine delle specie”
A metà del XIX secolo (1859) fu pubblicato il capolavoro di Charles Darwin, L’origine delle specie (On the Origin of Species). I suoi studi e le sue deduzioni sconvolsero profondamente il clima intellettuale del suo secolo e delle epoche successive. Ciò che viene presentato in questo trattato su Darwin sorprenderà molti lettori — in particolare coloro che hanno letto in buona fede biografie o recensioni popolari su di lui. Per comprendere il Darwin storico nel suo vero contesto, occorre considerare l’intero suo corpus di opere e il suo pensiero.
Sulla base delle osservazioni di innumerevoli organismi esistenti in natura, Darwin rinnovò un concetto già formulato dal naturalista francese J.B. Lamarck riguardo alla filogenesi: l’ipotesi di una linea d’origine o di un ordinamento comune per gli esseri viventi. Darwin sosteneva che in natura una specie più complessa ‘deriva da’ (deriva) una specie meno complessa. Al vertice di questa serie filogenetica si trova l’uomo, che ‘deriva da’ la scimmia.
Qui va fatta una distinzione fondamentale: Darwin usa il termine ‘derivare da’ (deriveren) ed espressamente non ‘discendere da’ nel senso di un processo di cambiamento continuo e graduale. Questa differenza è essenziale. Mentre la ‘discendenza’ nel successivo senso neodarwinista implica una continuità ininterrotta di trasformazioni lente, casuali e cumulative che trasformano gradualmente una specie in un’altra, il ‘derivare da’ nella concezione originale di Darwin indica soltanto l’appartenenza a una medesima classe morfologica o gruppo di parentela. Esprime una derivazione e un’analogia tipologica, non un’autotrasformazione meccanica e casuale.
[ GERARCHIA DELLA FILOGENESI ]
Uomo (Complesso / Superiore)
▲
│ [ "Salto di specie" / Creatio Mediata ]
│ (Reso possibile attraverso il 'Capo di ponte')
│
Scimmia (Meno complessa)
La sua analisi si limitava necessariamente a deduzioni basate sull’osservazione macroscopica e anatomica; i meccanismi genetici e molecolari erano infatti del tutto sconosciuti ai suoi tempi. Darwin si limitò a descrivere le parentele morfologiche, per le quali gli organismi tropicali osservati durante i suoi viaggi sulla HMS Beagle (tra cui nelle isole Galápagos) costituivano il suo principale materiale di confronto.
Darwin nutriva una grande ammirazione per l’anatomista e paleontologo francese Georges Cuvier (1769–1832), il fondatore dell’anatomia comparata. Attraverso lo studio dei fossili, Cuvier aveva stabilito che le specie negli strati geologici rimangono notevolmente costanti per immensi periodi di tempo, variando al massimo in dettagli secondari o nelle dimensioni. Su questa base, Cuvier formulò il suo principio della ‘fissità’ (immutabilità) delle specie.
In linea con questa idea di fissità, Darwin riconosceva le specie di base in un certo senso come entità delimitate. Le variazioni osservate all’interno di una specie riguardano esclusivamente adattamenti secondari — ciò che oggi definiamo ‘micro-mutazioni’.
Riguardo al passaggio tra le specie principali, Darwin mostrò un’acuta intuizione: il passaggio da una specie esistente a un nuovo e più alto livello di organizzazione richiede un salto qualitativo. Poiché la natura non possiede da sé la capacità di superare i limiti specifici intrinseci di una specie, un tale passaggio qualitativo presuppone un intervento creatore. Il passaggio avviene attraverso un individuo femminile selezionato della specie già esistente. Per indicare questa unica capostipite femminile attraverso la quale avviene il rinnovamento qualitativo, fu introdotto il termine ‘anello di congiunzione’ (anello di congiunzione / missing link).
| Concetto | Significato all’interno della Sintesi |
| Micro-mutazione | Adattamento entro i limiti della specie. |
| Macro-mutazione / Salto | Passaggio qualitativo a una nuova specie. |
| L’ ‘Anello’ | Il substrato fisico / “Capo di ponte”. |
Questo ‘anello’ è unico e transitorio in quanto tale, motivo per cui non può essere rinvenuto nel registro fossile come una popolazione permanente. Il significato intrinseco del concetto di ‘anello’ come uno specifico strumento di passaggio esclude l’idea di un’accumulazione lenta, spontanea e casuale di mutazioni e rimanda a un processo ordinato e finalizzato.
Darwin non considerava quindi che vi fosse in natura una trasformazione puramente meccanica e casuale di una specie nell’altra. Sullo sfondo delle leggi della natura, egli faceva riferimento alla nota massima:
“Natura non facit saltus” (La natura non fa salti)
Con questo si sottolinea che la natura da se stessa (ex propriis viribus) non possiede la capacità di varcare autonomamente la soglia verso una specie superiore. Se la natura non è la fonte causale dei salti qualitativi di specie, l’ordinamento nella filogenesi indica l’Autore delle leggi della natura: Dio Creatore.
La filogenesi mostra una progressione in complessità nell’ordine in cui gli organismi appaiono, ma non costituisce una prova per una trasmutazione non guidata e spontanea dalla natura stessa. Il merito di questa visione risiede nel riconoscere la linea filogenetica ordinata dalle prime fasi della creazione fino all’apparizione dell’uomo. Le successive intuizioni della genetica e le specifiche rivelazioni della tradizione esegetica cattolica (come elaborate negli scritti legati a Don Guido) chiariscono questo principio.
La seconda grande osservazione di Darwin riguarda il meccanismo della selezione naturale: egli osservò che le variazioni secondarie (micro-mutazioni) che offrono un vantaggio in un determinato ambiente si conservano, mentre le varianti meno favorevoli scompaiono. L’ambiente e la selezione agiscono sulla variabilità entro i limiti della specie. Tuttavia, queste micro-mutazioni adattative non devono essere confuse con i macro-salti qualitativi che rappresentano un nuovo livello di organizzazione genetica.
In sintesi: la natura non è in grado da sé di superare i confini fondamentali delle specie. Contrariamente all’immagine spesso tracciata nelle moderne pubblicazioni di divulgazione scientifica, il Darwin storico non può essere semplicemente equiparato al successivo e riduttivo evoluzionismo materialista. Egli mantenne l’intuizione della natura delimitata delle specie biologiche e presupponeva un ordine superiore dietro la nascita della natura umana. Questo approccio si collega al concetto teologico della creatio mediata (la creazione mediata), in cui Dio agisce creativamente attraverso e nel substrato naturale esistente.
Contrariamente a quanto spesso si ritiene, Darwin obbediva a una personale consapevolezza teistica. In età avanzata sottolineò che non era mai stata sua intenzione minare le basi della fede religiosa o della Sacra Scrittura. Mantenne la sua reverenza per il Creatore e, alla sua morte, ricevette le onoranze funebri cristiane.
Con la scoperta della struttura del DNA dal 1953 in poi e la successiva decifrazione del codice genetico, è diventato chiaro che l’informazione biologica possiede una struttura altamente complessa e codificata. Nella sintesi teologica di Don Guido, il concetto di ‘anello’ viene raffinato nel concetto di ‘capo di ponte’ (capo di ponte): il substrato biologico impiegato da Dio per infondere un ordine nuovo e superiore.
II. Il Neodarwinisme e l’Evoluzionismo
Furono i successivi neodarwinisti, mossi da una filosofia prevalentemente materialista e atea, a legare il nome di Darwin a un sistema filosofico onnicomprensivo. Essi ridefinirono il concetto di ‘evoluzione’ come:
“Un processo naturale continuo, spontaneo e non guidato di cambiamento delle specie.”
Essi vedevano nelle specie biologiche uno stato permanente e fluido di ‘divenire’ casuale. L’adagio “Natura non facit saltus” fu da loro reinterpretrato in senso meccanicistico: non esistono salti qualitativi o interventi creativi, ma solo una catena ininterrotta di mutazioni casuali che, se utili, vengono conservate e trasmesse dalla selezione naturale.
| Corrente | Principio chiave |
| Darwin storico (secondo la Sintesi) | Specie fisse; passaggio qualitativo tramite ordinamento/istituzione divina (‘anello’). |
| Neodarwinismo | Mutazioni casuali + selezione naturale; processo continuo e non guidato senza Creatore. |
| Evoluzionismo Teistico /Teo-evoluzionismo | Dio dà solo un ‘input iniziale’; l’universo poi evolve autonomamente. |
Secondo il paradigma neodarwinista, tutte le strutture e le specie biologiche nascono esclusivamente dall’interazione tra caso (il caso) e necessità (selezione ambientale). Ciò rappresenta una rottura fondamentale con la classica concezione filogenetica di un ordine guidato.
Tuttavia, i fatti paleontologici e biologici mostrano che innumerevoli organismi — come formiche, squali e celacanti — sono rimasti morfologicamente quasi immutati per centinaia di milioni di anni. L’uomo, al contrario, mostra una storia unica. All’interno della sintesi teologica della Rivelazione viene chiarito che la degenerazione morfologica e i cambiamenti nella storia umana non sono il risultato di un’evoluzione spontanea verso l’alto, ma di una ibridazione filogenetica (involuzione), seguita da un processo di restaurazione guidato e sostenuto da Dio (ri-evoluzione).
Il neodarwinismo materialista fu impiegato nell’epoca del positivismo come uno strumento ideologico per sostituire la fede nella creazione con una visione del mondo puramente naturalistica. Con ciò è stata messa da parte la dottrina giudaico-cristiana — che professa Dio come Autore diretto e Sostenitore della creazione.
Questa riduzione materialista influenzò nel XX secolo anche pensatori teologici. Un esempio noto è il gesuita e paleontologo francese Pierre Teilhard de Chardin (1881–1955), che formulò la teoria dell’ ‘evoluzione guidata’. Molti teologi videro in essa un attraente compromesso tra la scienza naturale moderna e la fede. Questo approccio fu tuttavia energicamente criticato da Don Guido, poiché il concetto di evoluzione spontanea guidata comportava la perdita dell’atto creativo diretto di Dio.
Nei decenni successivi, autori e scienziati — come il genetista Francis Collins (autore de Il linguaggio di Dio) — hanno tentato di gettare un ponte tra fede e genetica. Tuttavia, quando si rimane legati al presupposto che la natura possa trasformarsi autonomamente da una specie all’altra, si rimane bloccati nei presupposti dell’evoluzionismo teistico (teo-evoluzionismo).
Secondo l’evoluzionismo teistico, Dio avrebbe dato un ‘impulso iniziale’ all’inizio dell’universo, dopodiché il processo creativo si sarebbe sviluppato in modo autonomo e spontaneo. Questa visione riduce il Creatore a uno spettatore passivo ed è in tensione con la dottrina giudaico-cristiana, nella quale l’intera realtà creata è sostenuta e stabilita momento per momento dalla Volontà attiva e amorevole di Dio (creatio continua).
L’attribuire la nascita del complesso ordine biologico al mero ‘caso’ si ricollega all’antica filosofia materialista. Dante Alighieri pose il filosofo Democrito nel suo Inferno (Canto IV) con la caratteristica descrizione:
“Democrito, che ‘l mondo a caso pone”
L’accettazione di un’evoluzione del tutto spontanea e non guidata intacca i pilastri centrali della dogmatica cristiana:
- La Creatio ex nihilo (Creazione dal nulla): Il professare che l’energia, la materia, l’universo, la vita e la natura specifica dell’uomo (Maschio e Femmina) siano stati direttamente voluti e istituiti da Dio.
- Lo stato originale e la Caduta: Il principio della creazione dell’uomo in uno stato di integrità originale, la successiva caduta per il peccato originale (con le sue conseguenze biologiche e spirituali per la posterità), e l’assoluta necessità della Redenzione per mezzo di Gesù Cristo.
Se l’uomo fosse il prodotto di un’auto-evoluzione puramente autonoma e verso l’alto, il concetto di ‘caduta’ e la necessità della redenzione perderebbero il loro significato teologico. Dio in quel sistema non sarebbe più la Fonte necessaria e il Redentore, ma solo una proiezione umana. La sintesi teologica ripristina invece l’equilibrio: riconosce i fatti scientifici della genetica, ma mantiene intatto il sovrano, creativo e guidante Atto di Dio nella storia della vita.
Bibliografia
- Darwin, Charles. On the Origin of Species by Means of Natural Selection. London: John Murray, 1859.
- Cuvier, Georges. Recherches sur les ossemens fossiles de quadrupèdes. Paris, 1812. (Per il principio di Cuvier sulla fissità dei tipi anatomici).
- Alighieri, Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto IV, v. 136.
- Teilhard de Chardin, Pierre. Le Phénomène Humain. Paris: Éditions du Seuil, 1955.
- Collins, Francis S. The Language of God: A Scientist Presents Evidence for Belief. New York: Free Press, 2006.
Don Geudens, Smakt, 16 settembre 2026, guidobortoluzzi.org
